da: Farindola
ambiente, storia, turismo
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![]() Parete calcarea nella Valle d'Angri (Ph Gabriele Ciuffi) |
Il territorio montano del Comune di Farindola, caratterizzato da un bosco esteso di faggio, è inserito nella Riserva Naturale Regionale Voltigno e Valle d’Angri. Comprende il settore sud-orientale del massiccio del Gran Sasso e precisamente il tratto in cui la catena da un andamento WNW-ESE assume gradualmente una direzione N-S. Il paesaggio geomorfologico dell’area, largamente determinato dalla sua struttura tettonica, offre caratteri talora spettacolari e scenari di incomparabile bellezza. Si possono distinguere due settori principali: il primo, a settentrione, è costituito dal versante orientale della dorsale montuosa M. San Vito (m 1892) - M. Guardiola (m 1808) - Ripa Rossa (m 1670), il quale, delimitato a Sud dal profondo e grandioso Vallone d’Angora, degrada con tratti talora decisamente aspri verso l’alta Valle del fiume Tavo; il secondo, a meridione, è caratterizzato dalla presenza della estesa dorsale montuosa M. Capo di Serre (m 1771) - M. Meta (m 1784) - M. Cappucciata (m 1801 ) a SW, dalla suggestiva depressione tettonica interna di Voltigno nella parte centrale della Riserva, e da rilievi minori (M. Fiore, M. Morrone) sul margine orientale. L'area della Riserva Naturale di Voltigno - Valle d'Angri, come d'altronde tutta la catena del Gran Sasso, è costituita da rocce sedimentarie stratificate di natura quasi esclusivamente carbonatica (dolomie, calcari dolomitici, calcari e frana finissima o grossolana, calcari biodetritici con abbondanti frammenti di macrofossili, calcari marnosi, conglomerati marini, ecc.) di età compresa tra il Triassico superiore (220 milioni di anni fa) ed il Miocene superiore (6 milioni di anni or sono). Si tratta di una successione stratigrafica di circa 3.000 metri di spessore (questi 3000 metri di rocce non affiorano naturalmente tutti in un'unica area, ma in ogni vallone, in ogni versante, affiora solo uno " spezzone" di questa successione di strati) che costituisce una specie di gigantesco " libro", le cui pagine, cioè gli strati, ci parlano del susseguirsi nel tempo (dai 220 ai 6 milioni di anni fa appunto), nell'attuale area della Riserva, di svariati ambienti marini: da quello di acqua bassa con lagune, piane tidali, scogliere coralline, come l'attuale arcipelago delle Bahama (testimoniato dalle dolomie e dai calcari affioranti nell'area della dorsale M. Capo di Serre - M. Meta - M. Cappucciata), a quello di mare profondo (come indicano tutti i calcari detritici e marnosi affioranti nell'area M. San Vito - M. Guardiola e ben visibili lungo la strada che da Rigopiano sale a Vado di Sole), a quello infine di tipo neritico-litorale. L'assetto tettonico dell'area, caratterizzato da estese monoclinali (successione di strati immergenti nella stessa direzione con uguale pendenza), pieghe e faglie (fratture nella roccia con scorrimento relativo delle due parti a contatto), testimonia invece il secondo momento della storia geologica dell'area che inizia a partire dal Miocene superiore, poco più di 6 milioni di anni fa, e ci parla del sollevamento dei sedimenti fino alle attuali quote (orogenesi appenninica) e di deformazioni con pieghe, faglie e fratture dei vari strati rocciosi, mentre l'attuale aspetto morfologico è il risultato dei processi erosivi degli ultimi 2 milioni di anni. È importante sottolineare il notevolissimo valore scientifico di quest'area dove, secondo numerosi ricercatori, esiste la principale chiave di lettura geologica di tutto il massiccio del Gran Sasso. É, per esempio, presente una formazione rocciosa costituita da strati e banchi di conglomerati di origine marina di circa 6 milioni di anni fa, conosciuti in letteratura come "Conglomerati di Rigopiano" ed affioranti quasi esclusivamente nell'area della Riserva, notevolmente importante per il particolare significato paleoambientale e soprattutto tettonico. Tanto per fare un esempio, lungo l'alta Valle del F. Tavo (Gole di Fonno), molto evidente è la " discordanza angolare" fra gli strati suborizzontali dei " Conglomerati di Rigopiano " ed i sottostanti strati subverticali dei calcari cretacei. Ciò testimonia inequivocabilmente un primo sollevamento e piegamento dell'area verificatosi prima della deposizione dei conglomerati, i quali essendo a loro volta piegati e fagliati, testimoniano una seconda fase tettonica successiva alla loro formazione. Per quanto riguarda l'attuale aspetto morfologico, l'azione demolitrice e modellatrice degli agenti atmosferici ha dato origine, a seconda della natura litologica e dell'assetto tettonico delle formazioni rocciose, a tutta una serie di morfologie (versanti ripidi a tratti strapiombati, vallecole, canaloni stretti e ripidi, torrioni, valli aspre e dirupate, profondi canyons, ecc.) tipiche dell'ambiente calcareo-dolomitico alpino. La configurazione morfologica del paesaggio risente inoltre del modellamento imposto dai processi di dissoluzione carsica delle rocce calcaree. Fra le tipiche morfologie carsiche superficiali le forme più diffuse sono rappresentate da doline di varie forme e dimensioni (area del Rifugio Ricotta, ecc.), da "campi solcati" (solchi che intagliano i calcari formatisi per dissoluzione del carbonato di calcio da parte dell'acqua che scorre sulla superficie rocciosa) riconoscibili per esempio a M Guardiola ed a Rigopiano, e da depressioni carsiche chiuse a fondo piatto di dimensioni variabili e con forma generalmente allungata secondo la direzione dei sistemi di faglie ad andamento appenninico (NW - SE). Abbastanza frequenti sono anche le forme carsiche sotterranee quali: l'Abisso Rigopiano, l'Abisso Inferno e la Grotta del Lupo a Rigopiano; la Grotta dell'Eremita (M. Guardiola); l'Abisso di Valle Caterina. Il reticolo idrografico (cioè le linee di deflusso delle acque di scorrimento superficiale) è rappresentato quasi esclusivamente dal F. Tavo, la cui portata in questi ultimi anni è diminuita notevolmente fino a ridursi praticamente a zero durante le stagioni più siccitose. Nelle zone più elevate della Riserva, lo scorrimento delle acque all'interno dei valloni, dei fossi e della fitta rete di incisioni e depressioni, è un evento raro e localizzato, osservabile solo in occasione di intense e prolungate precipitazioni atmosferiche. Le acque metoriche e di fusione delle nevi penetrano infatti facilmente nelle rocce calcaree fessurate e carsificate e vanno ad alimentare le falde idriche profonde che a loro volta alimentano le numerose emergenze idriche presenti nella zona della Riserva, come le sorgenti della Valle d'Angri e del Vitello d'Oro. |
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![]() Valle d'Angri |
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