FARINDOLA NEL PAESAGGIO
Daniele Toppeta

da: Farindola
ambiente, storia, turismo
COGECSTRE EDIZIONI



Valle d'Angri
(Ph Osvaldo Locasciulli)
Padre Serafino Razzi, domenicano del '500 descriveva Farindola come località "posta alle radici di altissime montagne, in un alto colle sotto cui corre gelidissimo il fiume Tavo poco lontano dalle fonti".
L'immagine è anche oggi pienamente evocativa della realtà se riferita al centro abitato principale dato che esso, allungato su uno sperone roccioso alle propaggini del Gran Sasso meridionale, è affacciato, in località S. Quirico, sul Tavo che scorre da lì più tranquillo avendo perso da poco il suo carattere torrentizio. 
Il paesaggio farindolese, tuttavia, oltre questo quadro stereotipato si presenta con diversificazioni importanti che riguardano gli ambiti naturali e seminaturali, le modalità di insediamento e di utilizzo del territorio.
Quest'ultimo va dai 280 m di altitudine del greto del Tavo, ai 530 del centro urbano ai quasi 1.900 del M.te San Vito presentando così una certa varietà di ambienti e la stragrande maggioranza di aree localizzate in zona di montagna.
Questa condizione insieme all'articolata situazione morfologica ha reso nel passato molto difficile l'antropizzazione, le comunicazioni e lo sfruttamento agricolo dei terreni.
Per quanto riguarda l'antropizzazione, la difficoltà di accesso alle zone più impervie soprattutto nei rigidi mesi invernali, hanno determinato degli insediamenti aggregati (Macchie, S. Quirico, ecc.) o piccoli nuclei rurali in qualche misura autonomi dal centro principale per quanto riguarda l'organizzazione della vita collettiva. Ed in questo senso è significativo ricordare la Valle di Angri, anticamente abitata e coltivata nelle stagioni calde, che di tale passato, reca ancora segni tangibili come le stinzie, i terreni dissodati ed i numerosi alberi da frutto.
Per quanto riguarda lo sfruttamento agro-silvo pastorale del territorio è da rimarcare che il paesaggio offre molto per quanto riguarda pascoli e legnatico ("havendo nelle vicine selve copia di faggi e di altre sorte di legnami, come aceri e simili" S. Razzi Op. cit.) e molto poco per le colture dal momento che oltre al clima, l'accidentata morfologia con solchi, fossi e forti pendenze ha consentito e consente una agricoltura povera e di sussistenza con lembi di terreno strappati alla montagna e grande parcellizzazione della proprietà.
Il rimanente territorio come detto è ambiente montano composto da praterie, rocce e faggete. Un ambiente da tutelare e dal quale ripartire per uno sviluppo che tamponi il fenomeno dell'emigrazione i cui segni nel territorio (incolti e nuclei abbandonati) sono sempre più evidenti.
La montagna del Gran Sasso che da millenni fa da sfondo al paesaggio di Farindola, per quanto degradato nella sua integrità naturale, ha ancora valori naturalistici, culturali da tutelare e valorizzare.
Una strada da percorrere al più presto per ricostruire una economia ed un paesaggio riconoscibile e vero.

Farindola e Monte Camicia
(Ph Gino Damiani)

© 2002 ADACOM SRL - PESCARA