I CORSI D'ACQUA
Giuseppe Di Domenico![]()
da: Farindola
ambiente, storia, turismo
COGECSTRE EDIZIONI
![]() Cascata del Vitello d'Oro |
Alli XV di luglio 1575 andai con un compagno a una Terretta cinque miglia lontane a Penna, detta Farinola, posta alle radici di altissime montagne, in un alto colle, sotto di cui corre gelidissimo il fiume Tavo, poco lontano dalle proprie fonti. Così padre Serafino Razzi, sacerdote domenicano, diarista e grande viaggiatore introduce, nella seconda metà del XVI secolo, il suo viaggio a Farinola (oggi Farindola), colpito, a primo acchitto, dalla gran copia di gelide acque. Ma la prepotente presenza delle acque è testimoniata nella zona anche da un impressionante numero di idronimi, ossia nomi di località legati all'acqua o a fenomeni carsici in genere, come: Li Pisciarille, Le Cascatèlle, Fonte Creta, Fonte del Gallo, Fonte del Mulino, Fonte di Santa Lucia, La Cascata del Vitello d'Oro, la salita del Vitello d'Oro (strada di Farindola), le grotte di Santa Lucia, il mortaio d'Angri, "La Paiaricce ", ecc. E, forse non a caso, l'acqua fresca e pura, cui è legata tutta la vita proto-storica, storica, agro-pastorale, mitica e rituale della zona, insieme col suggestivo paesaggio, hanno contribuito a far dichiarare la zona circostante Riserva Naturale Regionale. Infatti all'acqua le plebi locali si rivolgevano fiduciose. Da essa traevano la forza motrice per azionare gli innumerevoli mulini idraulici disseminati un po' dovunque lungo i corsi d'acqua. E alle acque salutari della Fonte di Santa Lucia ricorrevano le genti colpite da disturbi agli occhi, causati evidentemente spesso dal continuo riverbero delle nevi che qui allignano per parecchio tempo. Secondo la leggenda, Santa Lucia, la martire cui è dedicata la sorgente e l'omonima grotta, preferì la morte anzi che venir meno al voto di castità offerto a S Agata per ottenere la guarigione della madre. Avrebbe perciò respinto le richieste di chi voleva condurla a nozze e per questo rifiuto condannata a morte mediante tortura e mutilazioni. Secondo altra versione, molto diffusa in Abruzzo, si sarebbe strappata gli occhi per dimostrare la forza della sua rinuncia alle cose terrene. Il suo culto ebbe grande diffusione e sovente nella iconografia viene rappresentata con un piatto contenente i due occhi. Spesso le cappelle o edicole sacre edificate in suo onore venivano sistemate vicino a sorgenti perenni o a polle sorgive medicamentose. Era consuetudine da parte dei contadini e pastori farindolesi non solo di recarsi alla fonte - come fanno ancora adesso, anche se con meno frequenza - il giorno della festa della martire per poter eseguire le abluzioni rituali agli occhi, ma anche di conservare a scopo protettivo l'acqua raccolta il 13 dicembre, ricorrenza della data della morte della Taumaturga. Ma l'acqua, con la sua irruenza, oltre a far girare, come si è detto, i mulini per macinare il grano e le biade per gli animali, opportunamente incanalata serviva pure per irrigare i campi e, soprattutto, per macerare il lino, entro cavità all'uopo allestite. Questa fibra veniva, in un recente passato ampiamente coltivata e lavorata a Farindola, con arte e tecnologie ancestrali. Che dire, infine delle ben 39 fontane che infiorano il territorio di Farindola. Tutte fontane naturalmente indipendenti l'una dall'altra, con specifica risorgiva proveniente dal sovrastante Campo Imperatore, innevato per buona parte dell'anno, e tutte denominate con idronimi riecheggianti chissà quali atteggiamenti umani, forse non ancora perduti nella notte dei secoli: la fonde de lu galle, la fonde ranne, la fonde maròcche, la fonde carrire... |
![]() Biscia dal collare (Ph Vincenzo Farri) |
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![]() Tritone crestato e Rospo smeraldino (Ph di Vinenzo Ferri) |
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