IL PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO - LAGA
Fernando Di Fabrizio![]()
da: Farindola
ambiente, storia, turismo
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![]() Canalone di Fonno: Picco dell'Aquila (Ph Gabriele Ciuffi) |
Per i romani era l'ombelico d'Italia, il Fiscellus mons. Per Francesco De Marchi, il capitano bolognese che nell'agosto del 1573 raggiunse la vetta aspra e selvaggia era il Monte detto Corno. Per le generazioni del 2.000 il Gran Sasso d'ltalia sarà conosciuto come Parco Nazionale. Dopo le opere impattanti e le degradazioni ambientali il massiccio calcareo più imponente e suggestivo dell'Appennino è stato inserito nella lista dei Parchi Nazionali istituiti con L. 394/91. Il Parco comprende oltre al Gruppo del Gran Sasso anche i Monti della Laga dove i valori ambientali e naturalistici sono ancora notevoli. Il Gruppo del Gran Sasso è formato da due catene parallele. Quella più alta segue la linea della costa adriatica con un andamento arcuato verso Est fino al valico di Forca di Penne (territorio compreso nella Riserva Naturale Regionale del Voltigno e Valle d'Angri). Dal Corno Grande (2.912 m) la cresta meridionale si abbassa fino al Vado di Corno ( 1.924 m) per continuare con un crinale ricco di vette importanti come il M. Brancastello (2.385 m), il M. Prena (2.561 m) e il M. Camicia (2.570 m). Dall'altra parte, verso Nord-Ovest, il M. Corvo (2.623 m), il Pizzo Intermesoli (2.646 m) e il Corno Piccolo (2.655 m) sovrastano alcune valli suggestive come la Val Chiarino e la Val Maone. L'altra catena più piccola è spostata ad occidente. Le sue montagne sono il M. San Franco (2.132 m), il M. Portella (2.388 m), il M. Scindarella (2.233 m) ed il M. Bolza (1.904 m). Al centro uno dei maggiori altopiani italiani: Campo Imperatore (1.400-2.200 m) di notevole valore paesaggistico. I Monti della Laga si uniscono al Gran Sasso nel Passo delle Capannelle (1.299 m). Le vette più elevate sono il M. della Laghetta (2.369 m), il M. Gorzano (2.458 m) e il Pizzo di Sevo (2.421 m). Il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga è sicuramente uno dei principali gruppi montuosi dell'Appennino centrale. Le peculiarità presenti in questa grande area sono tante. Dal più meridionale dei ghiacciai europei: il piccolo Calderone, protetto da un anfiteatro di pareti strapiombanti e guglie verticali, attualmente in forte regressione, al Monte Camicia dove, ad una quota di 2.080 m si trova la risorgenza attiva più elevata dell'Appennino: Fonte Grotta dal delicato fascino per le interessanti concrezioni presenti nelle piccole pozze di limpide e gelide acque. Sulla Laga il Bosco della Martese si presenta come un'interessante biotopo con emergenze floristiche e vegetazionali. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga conserva un patrimonio vegetale e faunistico di notevole valore. La ricchezza delle specie si manifesta con la presenza di numerosi elementi a distribuzione paleartica, europea ed euroasiatica. Ancora più significative appaiono le specie tipicamente montane con popolazioni appenniniche relitte in seguito alle glaciazioni quaternarie e quindi isolate sulle quote più alte. Sono inoltre presenti specie di origine steppica provenienti dall'Asia e dai Balcani. Le foreste di faggio (Fagus sylvatica), sono estese fino ad un'altitudine di 1.800 m nel versante orientale e settentrionale. L'abete bianco (Abies alba) vegeta in alcuni luoghi del Parco con esemplari di grandi dimensioni. Anche il castagno (Castanea sativa) a quote più basse ricopre i pendii delle montagne. Sono presenti inoltre il tasso (Taxus baccata) e l'agrifoglio (Ilex aquifolium). Oltre il limite boschivo la flora altitudinale appare di interesse straordinario con il botton d'Oro (Trollius europaeus), il genepì appenninico (Artemisia eriantha), l'armeria magellense (Armeria magellensis), il papavero alpino (Papaver julicum), l'adonide curvata (Adonis distorta) e la stella alpina appenninica (Leontopodium nivale). La fauna è ancora ricca, nonostante le popolazioni di mammiferi più grandi (ancora presenti) siano molto ridotte. Con il Parco Nazionale si procederà sicuramente alla reintroduzione di specie faunistiche pregiate. Esattamente a 100 anni dalla sua scomparsa dal Gran Sasso il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra ornata) potrà ritornare sulle montagne più alte dell'Appennino dove un tempo viveva abbondante. Il capriolo (Capreolus capreolus) sembra essere tornato spontaneamente. Altri mammiferi presenti sono la lepre (Lepus capensis), il gatto selvatico (Felis silvestris), la faina (Martes foina), e la donnola (Mustela nivalis). Tra gli uccelli da segnalare i rapaci come la poiana (Buteo buteo), il pellegrino (Falco peregrinus), lo sparviero (Accipiter nisus), e l'aquila reale (Aquila chrysaetos); gli uccelli forestali come il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il colombaccio (Columba palumbus) e il rampichino (Certhia brachydacthyla) e le specie altitudinali come i gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus) il gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), il fringuello alpino (Montifringilla nivalis), il picchio muraiolo (Tichodroma muraria), il sordone (Prunella collaris), e lo spioncello (Anthus spinoletta). Tra i rettili più interessanti va citata la Vipera dell'Orsini (Vipera ursinii), e tra gli anfibi il tritone punteggiato (Triturus vulgaris), la salamandra pezzata (Salamandra salamandra gigliolii) e il geotritone italiano (Speleomantes italicus |
![]() Gran Sasso d'Italia, Corno Grande (Ph Osvaldo Locasciulli) |
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![]() Campo imperatore e Monte Camicia (Ph Fernando Di Fabrizio) |
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