LA VEGETAZIONE
Gianfranco Pirone![]()
da: Farindola
ambiente, storia, turismo
COGECSTRE EDIZIONI
![]() Faggeta (Ph Fernando Di Fabrizio) |
La notevole estensione altitudinale del territorio di Farindola (si va dai 280 m circa sul solco del Tavo fino ai 1.892 m della vetta di M. S. Vito), la morfologia articolata, aspra e tormentata, soprattutto nella fascia montana, e la millenaria presenza dell'uomo, hanno favorito l'affermazione di una copertura vegetale che, come in un grandioso mosaico, è frammentata in un eccezionale campionario di tipi. E così pascoli, boschi, popolamenti igrofili, praterie carsiche, consorzi rupicoli e di forra, si avvicendano a campi, vigneti, prati, aree "marginali", componendo uno dei più bei paesaggi della montagna abruzzese.
In effetti questo territorio riassume i motivi fondamentali della tipica vegetazione appenninica, oltre a possedere peculiarità vegetazionali che lo rendono originale ed ancor più interessante. Non potendo descrivere analiticamente le varie forme di vegetazione presenti, prenderemo in considerazione, brevemente, gli aspetti più caratterizzanti, con particolare riguardo alle forme più mature e stabili, riportando, nel contempo, le specie più significative dal punto di vista fitogeografico. Fino ad una quota di 800-900 metri la vegetazione forestale, molto frammentata, è costituita da boschi con prevalenza di querce caducifoglie, tra le quali domina nettamente la roverella (Quercus pubescens), a volte accompagnata dal cerro (Quercus cerris) il bosco misto di querce, che un tempo ammantava in modo quasi continuo la fascia collinare e submontana, è oggi frammentato in nuclei poco estesi insediati nelle aree non utilizzate dall'agricoltura (zone a forte pendenza, fossi, ecc.). Si tratta quasi sempre di boschi cedui, il cui sottobosco è molto luminoso e quindi favorevole allo sviluppo di un folto strato erbaceo nel quale prevale il falasco (Brachypodium rupestre). Sui versanti più freschi, particolarmente su substrati calcarei, il bosco è dominato dal carpino nero (Ostrya carpinifolia), al quale, in situazioni di maggiore mesofilia, come negli impluvi, s mescola il carpino bianco (Carpinus betulus). Altri alberi presenti nei querceti misti sono l'orniello (Fraxinus ornus), l'acero oppio (Acer campestre), la rovere (Quercus petraea), il sorbo comune (Sorbus domestica), l'acero opalo (Acer obtusatum). Nelle profonde incisioni del Tavo (Vallone d'Angri, solchi contigui e valli confluenti), in stazioni rupicole, sono accantonati nuclei di leccio (Quercus ilex) e altre piante termofile, che sottolineano con la loro presenza le particolari condizioni microclimatiche delle rupi calcaree, favorevoli a la penetrazione di comunità mediterranee in zone termicamente adatte. Quello dei valloni è un ambiente spettacolare: ai popolamenti rupicoli fanno da cornice, lungo i fianchi meno scoscesi, le boscaglie di roverella, aceri, frassini, olmi, tigli, carpini, maggiociondoli, noccioli. Frequentissimi sono, qui, i cornioli, generosi, alla fine dell'estate, di freschi e dissetanti frutti. Ed i primi nuclei di faggio assumono man mano, salendo di quota, la fisionomia di vera e propria faggeta. Lungo il solco del Tavo e dei fossi confluenti si affermano le tipiche comunità igrofile caratterizzate da salici e pioppi: salice bianco (Salix alba), rosso (S. purpurea), ripaiolo (S. eleagnos), appenninico (S. apennina); pioppo bianco (Populus alba) e nero (P. nigra). Il bosco d faggio (Fagus sylvatica), che chiude la zonazione altitudinale della vegetazione forestale, è contrassegnato, alle quote inferiori, da aspetti di faggeta mista con diverse specie accompagnatrici come gli aceri, il cerro. i carpini, il maggiociondolo in alcune zone sono presenti anche il tasso (Taxus baccata), il tiglio (Tilia platyphyllos), l'acero riccio (Acer platanoides). Più in alto, verso i 1.400 metri, il faggio, con l'accentuarsi di un clima fresco- umido, diventa il dominatore incontrastato. Ai margini del bosco è frequente la velenosa belladonna (Atropa belladonna) e nelle radure vegetano qua e là vistosissime colonie di peonie (Paeonia officinalis), mentre in molte località, come a Rigopiano, sempre a primavera, si susseguono le esuberanti fioriture dell'anemone gialla (Anemone ranunculoides). Un particolare cenno merita la conca carsica della Val Voltigno, ai limiti del territorio. Il fondo di questo piano carsico, cosparso di doline e uvale, è occupato da varie associazioni erbacee, come i pascoli acidofili a nardo (Nardus stricta) e, nelle depressioni con ristagni di acqua, gli aggruppamenti igrofili con brasche (Potamogeton natans), giunchine (Eleocharis palustris), ranuncoli acquatici (Ranunculus trichophyllis). Tra le entità di maggiore interesse presenti nei pascoli del Voltigno ricordiamo l'euforbia abruzzese (Euphorbia gasparrinii subsp. samnitica) ed il ranuncolo della Marsica (Ranunculus marsicus), endemiche dell'Abruzzo. Al di sopra della vegetazione arborea sono insediate forme residuali di vegetazione ed arbusti prostrati, il cui rappresentante più diffuso è i ginepro nano (Juniperus nana). Oltre il limite della vegetazione legnosa è il regno delle praterie culminali, vere e incontrastate protagoniste della vita vegetale dell'alta montagna. In questo difficile ambiente i forti venti, le basse temperature, le notevoli escursioni termiche giornaliere, il lungo innevamento e le intense radiazioni solari permettono, attraverso una severa selezione, solo ad alcune comunità vegetali molto specializzate di affermarsi. Tra le forme di vegetazione erbacea di altitudine ricordiamo il seslerieto, pascolo discontinuo dal tipico aspetto gradinato, che si insedia su versanti con suolo superficiale, poco evoluto e ricco di scheletro e che è dominato fisionomicamente da una Graminacea, Sesleria tenuifolia. Un pascolo molto evoluto e chiuso, relativamente poco diffuso, è il festuceto uzuleto, dei suoli più profondi, caratterizzato dalla festuca a resta lunga (Festuca macrathera), dall'erba lucciola d'Italia (Luzula italica) e dal trifoglio di Thal (Trifolium thalil). Altri ambienti di altitudine di grande interesse botanico sono i macereti ed ghiaioni, con molte forme di vegetazione pioniera caratterizzate dalla festuca appenninica (Festuca dimorpha), dalla dripide comune (Drypis spinosa), dal caglio della Majella (Galium magellense), dal ciombolino abruzzese (Cymbalaria pallida), ecc. La maggior parte delle piante di questi ambienti sono rare e, di grande interesse fitogeografico: endemismi, relitti glaciali, specie al limite dei loro areali di distribuzione. Elencarle tutte sarebbe troppo lungo e perciò, a solo titolo di esempio, ricordiamo di esse solo il genepì appenninico (Artemisia eriantha), endemico centro-appenninico, la stella alpina dell'Appennino (Leontopodium nivale), endemica appenninico-illorica, l'arenaria di Bertoloni (Arenaria bertolonii), endemica appenninica, a malcolmia di Orsini (Malcolmia orsiniana), orofita appenninico dinar ca, la genziana appenninica (Gentiana dinarica), distribuita sulle montagne sud est europee, il glasto di Allioni (Isatis allionii), subendemica del Piemonte e dell'Appennino centrale. |
![]() Roverella (Ph Fernando Di Fabrizio) |
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![]() Acero fico (Ph Gianfranco Pirone) |
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![]() Sorbo montano (Ph Gianfranco Pirone) |
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![]() Crochi (Ph Gianfranco Pirone) |
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![]() Giglio rosso (Ph Gianfranco Pirone) |
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