LA FAUNA
Dario Febbo

da: Farindola
ambiente, storia, turismo
COGECSTRE EDIZIONI



Scoiattolo
(Ph Fernando Di Fabrizio)
Nell'esteso territorio di Farindola si riscontra una notevole diversità di ambienti: tra i più rappresentativi troviamo quelli forestali, rupestri, dei pascoli di quota, fluviali, oltre a quelli coltivati, più a valle.

Questa diversità di ambienti è il presupposto per una diversificazione della componente faunistica, nonostante una parte del territorio, la corrispondente area montana del Gran Sasso, risulti sotto questo aspetto faunisticamente penalizzata dalle vicende economiche ed ecologiche degli ultimi 100 anni.

Spostandosi dall'abitato, che offre rifugio agli animali coinquilini dell'uomo (rondoni, balestrucci, piccioni e taccole) verso le zone coltivate ricavate dai boschi di querce, è possibile incontrare ancora specie legate ad ambiti ed attività umani, come barbagianni, assiolo, civetta, storno, passero solitario, averla piccola, upupa, gazza, colombaccio, tortora, gheppio, faina, donnola, volpe, riccio o quelle che vivono in relazione con i residui boschi del piano collinare caratterizzate dalla roverella, come il cuculo, il picchio verde, la ghiandaia, il rampichino, i gliridi - ghiro, moscardino e quercino - ed il tasso.

Man mano che ci si allontana dalle aree antropizzate si incontrano anche specie piuttosto rare o comunque d'interesse naturalistico.

I corsi d'acqua sono popolati dalla trota fario nei tratti più alti, mentre il cavedano e il barbo vivono nel tratto collinare del Tavo; intimamente legate ad essi vivono la ballerina bianca e quella gialla, la biscia dal collare, il picchio rosso maggiore, mentre paridi, silvidi e fringillidi popolano la vegetazione arborea ripariale ed i boschi vicini. 

Sul Tavo, a monte degli insediamenti umani, vive e nidifica il merlo acquaiolo, raro cinclide indicatore di un ambiente fluviale piuttosto integro; fino a 20 anni fa vi viveva ancora la lontra, che vi potrà essere reintrodotta, dopo opportuni interventi di riqualificazione ambientale e una garanzia di tutela dell'area.

In pozze laterali al fiume è stato trovato il tritone crestato e la più comune rana appenninica, mentre l'ululone dal ventre giallo è possibile osservarlo in pozze di acqua fredde anche nei tratti più alti del fiume.

L'ambiente forestale è rappresentato da una larga fascia di faggeta che si estende dal confine comunale di Arsita al Vado di Focina, in cui troviamo specie meno comuni, come l'astore, la martora, il gatto selvatico, o i più frequenti allocco, picchio muratore, sparviero, poiana, scoiattolo, salamandra pezzata, la lepre ed il cinghiale, piuttosto comune tra la foresta montana e i boschi dell'alta collina.

Da qualche anno alcuni esemplari di lupo si sono reinsediati sul versante orientale del Gran Sasso, frequentando la montagna farindolese. Segnalazioni molto sporadiche ma certe riguardano l'orso bruno marsicano, la cui presenza stabile è però da accertare. Si tratta comunque di un ritorno eccezionale, visto che l'orso era assente da queste montagne dagli inizi del 1800; la sua presenza è inoltre indicatrice di un buon grado di conservazione dell'habitat forestale.

Nella gestione del Parco Nazionale Gran Sasso - Laga un'attenzione particolare dovrà essere posta alla possibilità di interventi che mirino alla stabilizzazione di individui del plantigrado qualora la sua presenza dovesse essere confermata.

Altrettanto opportuna sarebbe la reintroduzione degli erbivori selvatici (cervo e capriolo), per ripristinare un anello fondamentale della catena alimentare, ed offrire ai grandi carnivori le prede sufficienti per distoglierlo dall'attenzione per le greggi.

L'ambiente rupestre (Vallone d'Angora, Sassonia, la Rocchetta) è quello che offre le presenze di maggior pregio naturalistico, annoverando specie quali l'aquila reale, il falco pellegrino, il gufo reale, il picchio muraiolo, il gracchio corallino, la rondine montana, il rondone alpino, il piccione selvatico, solo per elencarne alcuni tra i più rappresentativi.

In sgrottamenti e cunicoli di queste aree è stato recentemente rinvenuto il geotritone italico, anfibio presente solo in poche aree dell'Appennino centrale e settentrionale.
Alla varietà degli ambienti menzionati si aggiungono quelli di quota (pascoli a rocce nude) dove possiamo trovare il culbianco, lo stiaccino, lo spioncello, la coturnice; nelle zone più basse - mentre in vetta (M.te S. Vito, M.te Guardiola) si incontrano il fringuello alpino, il sordone, l'arvicola delle nevi, la vipera dell'Orsini.

Questi pascoli fino a 100 anni fa erano frequentati dal camoscio, molto verosimilmente della stessa subspecie che oggi vive sui Monti Marsicani del Parco Nazionale d'Abruzzo. 

A partire dall'estate 1992 esemplari di camoscio d'Abruzzo sono stati reintrodotti ad opera del Parco stesso e con la collaborazione operativa delle Associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, CAI) ed ora è possibile osservarli sui pascoli del monte Siella e sulle balze del monte S. Vito, riconquistare spazi che nei secoli scorsi lo vedevano naturale residente di questi monti.

Nell'ambito di questa operazione denominata "ritorno del camoscio sul Gran Sasso", è stata realizzata un'area faunistica del camoscio nella zona prospiciente la cascata del Vitello d'oro, che attualmente ospita 8 (con i due nati nel maggio 1995) camosci, dopo le nascite avutesi nelle ultime due primavere, nucleo che, comunque, è destinato ad accrescersi. Alla suggestione della visita all'area, determinato dall'effetto paesaggistico, si aggiunge il significato di riparazione verso la Natura che le reintroduzioni di questi splendidi abitanti delle montagne portano con sé.


Smeriglio

Sparviero

Topo selvatico collo giallo
(Ph Fernando di Fabrizio)

Volpe
(Ph Stefano Piciocchi)

Merlo acqualiolo

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