LE INTERVISTE
Di Antonio Stroveglia
Gran Sasso d’Italia: una storia avvincente
Intervista al Dott. Leo Adiamoli,
Responsabile dell’Osservatorio di Geologia del Parco Nazionale del Gran Sasso
e Monti della Laga, a Farindola.
Professor
Adiamoli, mi parli del Gran Sasso d’Italia dal punto di vista geologico.
“Il Gran Sasso
d'Italia emerge, nell'ambito della catena appenninica, non solo per l'imponenza,
la grandiosità e la bellezza dei suoi paesaggi geomorfologici ma anche per il
suo straordinario interesse scientifico. Percorrendo infatti i tanti itinerari
escursionistici che si sviluppano lungo le valli ed i versanti di questo vasto
territorio montuoso, nell'ambito del quale il territorio del comune di Farindola
costituisce una importante chiave di lettura di tutto il massiccio, è possibile
osservare formazioni geologiche, fossili, strutture tettoniche, ecc., che
consentono di ricostruire e di ripercorrere, le tappe principali della lunga
storia geologica di questa montagna”
Davvero
per un escursionista è così accessibile la storia geologica di questa
montagna?
“Certo,
è una storia indubbiamente avvincente, che inizia nel Trias superiore (circa
220 milioni di anni orsono) e ci parla del susseguirsi nel tempo, nell'attuale
area del massiccio, di svariati ambienti marini: bacini euxinici (poco
ossigenati); piattaforrne carbonatiche di acqua bassa con scogliere coralline,
lagune e piane tidali (come l'arcipelago delle Bahama di oggi), bacini marini
profondi variamente articolati per l'esistenza di montagne sottomarine, ambienti
marini di tipo neritico-litorale. E dopo la storia sedimentaria segue, a
partire da Miocene superiore, poco più di 6 milioni di anni fa, quella
orogenetica la quale ci parla di sollevamenti dei sedimenti fino alle attuali
quote e di deformazioni con pieghe, faglie e fratture dei vari strati rocciosi,
mentre l'aspetto morfologico attuale del Gran Sasso d'Italia è il risultato dei
processi erosivi degli ultimi 2 milioni di anni, ivi incluso il modellamento da
parte dei ghiacciai quaternari.”
A
proposito della risorsa acqua, cosa non sappiamo del Gran Sasso?
“Il massiccio
carbonatico del Gran Sasso è sede di un imponente acquifero profondo che
alimenta le sorgenti poste ai margini dell'idrostruttura e quindi il reticolo
fluviale. In particolare l'acqua immagazzinata nell'acquifero va ad alimentare
le sorgenti di Capodacqua del Tirino, di Capestrano, di S. Calisto e di Capo
Pescara poste alla base SE della catena. La restante parte alimenta
principalmente le sorgenti del Chiarino, di Rio Arno, del Ruzzo e della Vitella
d'Oro, sul fronte teramano e pescarese della catena, e le sorgenti di Vetoio,
Tempera e Capo Vera, sul fronte aquilano”
Parlando
della risorsa acqua devo chiederLe una riflessione sul terzo traforo: può
descrivermi la situazione attuale?
“La realizzazione del Traforo autostradale del Gran Sasso d'Italia, che
come è noto attraversa la catena in prossimità della parte centrale più
elevata mediante due gallerie parallele della lunghezza di poco più di 10 km,
ha determinato una vistosa depressione della superficie della falda che, a sua
volta ha causato, oltrechè la scomparsa di alcune sorgenti poste alle quote più
alte e più prossime del Traforo, anche consistenti effetti sul sistema delle
sorgenti basali, le quali hanno accusato, rispetto ai valori pre-traforo, una
riduzione di portata fino al 50-60%.
50/60%?
Si
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