Naturino


L'ECOSISTEMA TERRA

· Luigi D'intino

 Come tuffi gli esseri viventi anche l'uomo, fin dalle sue origini, ha dovuto combattere contro alcuni pericoli che lo

insidiavano.

Nella preistoria i principali pericoli erano rappresentati dai suoi grandi predatori come tigri, orsi, ecc. e dalla scar­sa abilità nella ricerca di cibo in quanto non aveva anco­ra scoperto i sofisticati strumenti di caccia e di lavoro e la coltivazione delle piante e l'allevamento degli animali.

Man mano che esso conquistava il Pianeta ha faffo nuove scoperte che da una parte lo hanno aiutato a superare alcuni pericoli mentre dall'altra ne hanno creati di nuovi. Infatti con la costruzione di industrie, veicoli a motore, l'utilizzo di prodotti per la pulizia, ecc. si è presen­tato un nuovo e forse il più grave problema che oggi preoccupa l'uomo: l'inquinamento.

L'inquinamento è un fenomeno che consiste nella immissione di sostanze di rifiuto nell'aria, nelle acque e nel terreno da parte dell'uomo stesso attraverso gli scarichi delle fabbriche, dei motori, attraverso l'abbandono dei rifiuti, ecc.

Questo è un fenomeno molto pericoloso perché com­porta la diffusione di malattie e la scomparsa di molte spe­cie di piante e animali. Pertanto se non lo si studia e non si tenta di ridurlo potrebbe creare molti gravi problemi all'uomo, mettendone in gioco perfino la propria vita.


Per tutti questi motivi è importante sapere quali sono le regole che bisogna rispettare per ridurre l'inquina­mento.

Prima di iniziare l'argomento, però, è bene ricordare che la Terra è un ecosistema, cioè un sistema naturale o più semplicemente un insieme di esseri viventi e materia non vivente in grado di funzionare e vivere da solo a meno che non venga danneggiato o inquinato.

Per capire meglio perché è importante ridurre l'inqui­namento dobbiamo prima sapere come è fatto e come funziona il nostro pianeta, per questo paragoneremo l'e­cosistema Terra ad un'automobile e vedremo quali sono le parti che lo compongono e qual è il carburante che lo fa funzionare.


L'ECOSISTEMA TERRA COME UNA MACCHINA

di Luigi D'intino

Per poter comprendere i sottili meccanismi che permettono l'esistenza e la continuità della vita sul nostro pia­neta paragoniamo la Terra ad una macchina comincian­do la trattazione dall'inizio. Prima di addentrarci in questo studio, però, è bene ricordare che la Terra è un ecosistema ossia un insieme naturale di organismi viventi e materia non vivente legati tra loro da rapporti di interdipendenza.

 

 

Come è fatta la macchina Terra e come funziona

 

Come tutte le macchine anche questa è costituita da più componenti, essi sono:

 

 

GEOTOPO

Insieme degli elementi fisici

(terreno, rocce, acque, case, ecc.)

CLIMATOPO

Insieme degli elementi climatici (temperatura, piovosità, insolazione, ecc.)

ECOTOPO

(insieme della materia inorganica non vivente)

FITOCENOSI

(Insieme delle piante)

ZOOCENOSI

(Insieme degli animali)

MICROBIOCENOSI

(Insieme dei microorganismi)

BIOCENOSI

(insieme degli esseri viventi)

 

ECOTOPO + BIOCENOSI = BIOGEOCENOSI ossia l'ECOSISTEMA TERRA (la macchina).

 

Inoltre gli elementi della biocenosi (piante, animali e microorganismi) sono legati tra loro dalla cosiddetta pira­mide alimentare che mostra come ogni essere vivente possa essere preda e predatore. Vediamo com'è fatta

 

 

MICROORGANISMI (decompositori)

ZOOFAGI DI 2° ORDINE (aquila, leone, ecc.)

ZOOFAGI DI ORDINE (rana, volpe, ecc.)

FITOFAGI (cavalletta, cinghiale, , pecora, ecc.)

VEGETALI (erba, insalata, frutta, ecc.)

È bene ricordare che è giusto parlare di piramide ali­mentare e non di catena alimentare in quanto la pirami­de ci rende l'idea del fatto che passando da un gradino della piramide al successivo si conserva solo il 10% della massa vivente.

Così per esempio con 10.000 q di vegetali si possono alimentare solo 1.000 q di fitofagi, 100 q di zoofagi di 1° ordine, 10 q di zoofagi di 2° ordine e solo 1 q di microor­ganismi; questo perché quando una volpe mangia una gallina non tutta l'energia che ne ricava va a nutrimento ma solo il 10%, come già detto, va a nutrimento e l'altro 90% di energia si perde attraverso le urine, le feci, la pro­duzione di calore, ecc.

PREMESSA DI NATURINO: NATURINO SCOPRE FARI N DOLA

di Romina Riccitelli

Camminavo un giorno lungo un sentiero irto e stretto che dava su un pendio ostacolato da una fitta bosca­glia, accompagnato dal sol rumore che i miei passi pro­curavano calpestando lo strato erboso.

L'ombra degli alberi segnava la mia meta e l'aria fina, scuotendomi i capelli, mi suggeriva nuove presenze.

Incuriosito da una fessura di luce che penetrava da un gruppo di arbusti e chinandomi sulle ginocchia, mi decido a prolungare le mie mani per far spazio al mio sguardo. Ed ecco che i miei occhi scoprono un paesag­gio incantevole: le montagne maestose vegliavano su di un paesello suggestivo arroccato sopra un pendio aven­te il suo culmine sul campanile della chiesa madre e che dall'alto salutava la vallata di un torrente sinuoso. Si trat­tava del fiume Tavo.

Silenziosamente prendo coscienza della confortevo­le visione e rammento a me stesso che il dolce e agreste paesino solitario e rigoglioso non era altro che Farindola.

Eppure, dopo aver pensato di conoscerlo, in ogni suo angolo, con l'illusione orgogliosa che tutto di esso fosse a me scontato, stupidamente, solo in quell'attimo magico scoprivo la nuova Terra, le emozioni genuine che ancora può dare, con la sensazione che il tempo si fosse fermato su quell'immagine apparsami tra i cespu­gli della collina.

Da quel giorno mi è venuta una gran voglia di urlare al mondo quanto sono belle le montagne, gli alberi, i fiori, le ginestre, le stradine, l'immenso cielo azzurro che ogni dì risveglia i miei pensieri...

Passeggiando scopro i camosci nascosti dietro le rocce di Valle d'Angri. Essi mi guardano con un'espres­sione meravigliata e stupita insieme, come se avessero compreso questo mio stupore per tanto tempo celato dietro il velo dei miei occhi di bambino, eppur orgogliosi, che pur vedendo non capivano quale privilegio la natu­ra ci avesse concesso.

Parlando con la gente del paese, sono venuto a sapere che in questo nostro borgo, già area parco, anche le montagne hanno una storia importante da rac­contare. È la storia geologica, avendo infatti i nostri monti un'origine molto remota1 studiando la loro formazione attraverso la loro geologia (geo = Terra + logos = studio) si può addirittura ricostruire la storia del massiccio più importante d'Abruzzo, il Gran Sasso d'Italia, che dall'alto sovrasta Farindola.

Oggi mi sento tanto fortunato e non credo che Alice nel Paese delle Meraviglie si sia sentita più felice di quan­to non lo sia stato io mentre mi immergevo nel paradiso di Farindola, intanto che la natura m'accarezzava, come fa una madre premurosa con i suoi figli, riempiendomi il cuore di un conforto indescrivibile.

LA VITA A FARINDOLA

di Andrea Viola

 Farindola è un paesino situato alle falde mediorientali del Gran Sasso d'Italia; dall'alto dei suoi 530 metri s.l.m. domina tutta la vallata del fiume Tavo.

Abitata da poco più di duemila persone, Farindola è un centro prevalentemente agricolo dove un ruolo importante è rivestito dall'allevamento; inoltre il paese possiede un grandissimo patrimonio naturalistico da valorizzare.

Esso si articola in diverse zone: il centro storico, che occupa un pendio collinoso che si allaccia sul fiume Tavo, la parte nuova interamente edificata sui "colli" del paese e le varie contrade che completano l'abitato.

Risalendo il centro storico ci accorgiamo che sob­borghi di vecchie abitazioni in pietra (segno tangibile di un operoso passato) vengono attraversati da stradine strette e tortuose, dette "ruette", miste ad una miriade di scalini.

La vita dei farindolesi è senza dubbio una vita tran­quilla, vissuta giorno per giorno secondo gli usi e la tradi­zione che contraddistinguono questa gente.

Arrivando in piazza si incontrano le persone più anziane che trascorrono il loro tempo libero tra ricordi e partite a carte.

Nel silenzio e nella tranquillità che avvolge il paese può capitare a volte di udire il picchiettio degli strumen­ti di alcuni artigiani.

In estate il "rito" della mietitura, così come la ven­demmia e la raccolta delle olive ancora effettuate nei modi più antichi e naturali, riportano alla mente vecchi ricordi.

In inverno la tradizionale festa del maiale raccoglie molta gente nelle diverse case del paese: qui è possibi­le notare che i metodi di conservazione della carne sono ancora quelli tramandati dagli antichi progenitori.

La lana filata a mano e il vecchio forno a legna, da cui si ottengono prodotti genuini come pane, pizze e dolciumi vari, sono ulteriori peculiarità che ci permetto­no di capire quante risorse abbia il nostro paese e la genle che lo abita.

Ad animare ulteriormente la vita a Farindola ci sono molte ricorrenze come i festeggiamenti in onore di Sant'Antonio Abate, "Lu fucarone di San Giovanni", la Festa del Camoscio, ecc.

Col passare del tempo alcune di queste tradizioni, ormai quasi dimenticate, grazie alla sensibilità dei giova­ni farindolesi sono state riscoperte e rivalutate.

Questa è la vita a Farindola: a qualcuno sembrerà monotona, altri la invidieranno, a noi piace così!

L'EVOLUZIONE DI FARINDOLA NEL CONTESTO

DEL PARCO NAZIONALE "GRAN SASSO-

MONTI DELLA LAGA"

di Romina Riccitelli

 Accarezzata ad ovest dal Gran Sasso d'Italia e prote­sa a valle sul fiume Tavo, Farindola ha potuto conservare per millenni un'economia basata prevalentemente sull'a­gricoltura ed in alcuni periodi sulla pastorizia, tendenti a soddisfare le primarie esigenze delle genti locali.

Tuttavia, dopo essere stata più volte provata dalle carestie e da altre forme di eventi ostili, la popolazione di Farindola ha subito nel tempo una notevole diminuzione:

nel periodo tra le due guerre mondiali, molti farindolesi scelsero di emigrare in Paesi lontani, quali l'America, seguendo le sorti di quanti all'epoca abbandonavano l'Italia alla ricerca di destini più felici; ed in seguito, intorno agli anni '50-60, esercitarono il loro fascino le città del lito­rale adriatico, divenute più accessibili grazie allo sviluppo delle prime vie di comunicazione.

Soltanto oggi il numero degli abitanti si è stabilizzato sulle duemila unità, pur persistendo una quota significativa di residenti che giornalmente si sposta verso centri più o meno vicini, quali Penne (16 km) e Pescara (51 km), per raggiungere luoghi di studio e di lavoro.

I fattori geografici e territoriali hanno condizionato notevolmente lo sviluppo economico di Farindola: l'agri­coltura, che un tempo poteva definirsi la principale risorsa del paese, pur restando un'attività praticata, rappresenta oggi una ricchezza secondaria orientata esclusivamente all'autoconsumo familiare, piuttosto che al mercato. E molte altre attività legate al lavoro nei campi, ovvero all'artigianato, sono ormai solo un ricordo, mentre alcune rischiano di scomparire...

Farindola, quindi, pur essendo contraddistinta da una preziosa salubrità, legata alla bellezza incontaminata dei paesaggi naturali, alle favorevoli condizioni climatiche, all'assenza di qualsivoglia forma d'inquinamento e, non ultima, alla genuinità dei prodotti locali, ha bisogno di essere valorizzata, per non dimenticare le tradizioni ed il passato che hanno fatto la sua storia.

Così, l'istituzione del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, di cui Farindola è parte integrante, ha dato al territorio farindolese l'opportunità di far conoscere le risorse naturali che da sempre gli appartengono. Per la prima volta, Farindola, nonché gli altri paesi ricompresi nel Parco, ha la possibilità di promuovere uno sviluppo eco­nomico fondato sul turismo ambientale, cioè sul rispetto e sulla rivalutazione del patrimonio naturalistico, inteso come ricchezza comune di tutti i popoli, in cui l'uomo e la natura convivono pacificamente.

In questo modo è anche possibile favorire la nascita di un turismo integrato ad altre attività, quali artigianato, agriturismo e turismo gastronomico, oltre al turismo cultu­rale e ricreativo a favore di bambini ed anziani.

Farindola è immersa in una moltitudine di paesaggi naturali, di rilievo nazionale e mondiale, nei quali la pre­senza dell'uomo si mescola felicemente con gli equilibri

della natura: si pensi a Valle d'Angri che propone allo sguardo del visitatore uno spettacolo suggestivo di prati, boschi, grotte e sorgenti, in cui la Cascata del Vitello d'Oro e l'Oasi del camoscio imprimono alla vallata un valore del tuffo autentico.

Spazi aperti e paesaggi incantevoli possono ritrovarsi anche in località Rigopiano, in cui si alternano boschi e verdi pascoli, interrotti solo dai lunghi sentieri, un tempo percorsi da mandrie e greggi, ivi condotte in primavera, ed oggi attraversati dai turisti della domenica e dagli escursionisti amanti della montagna.

Pertanto l'essere parte di un Sistema Parco consentirà a Farindola di far conoscere luoghi, tradizioni e prodotti tipici locali (vini, formaggi, olio, carni, ecc.), nonché di commercializzarli con un marchio di sicura qualità, venen­do ad essere identificati con il Parco da cui promanano.

In definitiva la promozione dell'ambiente costituisce una soluzione privilegiata per lo sviluppo del paese, can­didandolo ad assolvere l'importante ruolo di "alternativa verde" rispetto alla caotica area pescarese, contribuendo così a rafforzare l'immagine dell'Abruzzo quale Regione Verde dei Parchi.

L'OSSERVATORIO GEOLOGICO A FARINDOLA

di Andrea Viola

 Purtroppo ancora oggi non tutti conoscono con esat­tezza il significato della parola "geologia": e pensare che i Greci e i Romani ci hanno lasciato tracce di come riu­scissero ad interpretare la natura.

Allora è giusto chiedersi: ma che cos'è la geologia?

La geologia è la scienza che ricostruisce la storia del Pianeta Terra studiando i fenomeni fisici, chimici e biolo­gici che ne determinano costantemente l'evoluzione.

Con questa premessa dobbiamo pensare che l'Osservatorio geologico in costruzione a Farindola sia uno strumento in più che ci permette di conoscere meglio il nostro paese, le nostre montagne, la Terra su cui viviamo.

Inoltre la sua importanza cresce se pensiamo che avrà sede in un territorio ad altissimo valore scientifico, per la grande varietà di rocce e le particolari forme che assumono.

Nell'Osservatorio troveremo tracce fossili, reperti roc­ciosi e fotografie di altro genere che ci presenteranno il paesaggio farindolese.

Riusciremo così, forse, a vedere particolari di una strada o di un terreno che magari attraversiamo ogni giorno senza accorgerci di nulla.

La nascita dell'Osservatorio geologico è senz'altro un vantaggio, sia per la popolazione locale che può visitar­lo, sia per i paesi vicini che avranno un punto di riferi­mento ben preciso, dato che, quello di Farindola, è uno dei pochi osservatori geologici presenti in Italia.

 

IL RITORNO DEL CAMOSCIO A FARINDOLA

di Romina Nazari

 Ciao ragazzi sono sempre io, il vostro amico Naturino. Sono ancora con voi perché voglio raccontarvi la bellissi­ma scoperta che ho fatto arrivando a Farindola.

Per me è stata proprio una vera sorpresa, non mi sarei mai aspettato di incontrare a Farindola il mio caro amico camoscio. Ho sempre saputo che l'ultimo camoscio d'Abruzzo è stato ucciso 100 anni fa in territorio farindole­se, nessuno però mi aveva detto che qui è stata creata una bellissima area faunistica per permettere a questi amici animali di riprodursi e tornare a vivere sulle nostre favolose montagne.

È un'operazione questa che si è diffusa pian piano un po' dappertutto, soprattutto dove si sente la necessità di aiutare la natura a ritrovare il suo perduto ciclo naturale. Infatti se in passato l'uomo è stato il responsabile della quasi scomparsa di questo bellissimo animale, oggi si sta impegnando per riportarlo in quei luoghi dove ha sempre vissuto.

Sono veramente felice perché grazie a questa iniziati­va ho trascorso giornate intere ad osservarli, mi sono reso conto di come oggi, grazie all'aiuto ricevuto, vivono libe­ramente senza paura di poter morire a causa di un colpo di fucile. A guardarli fanno invidia perché la loro vita è come una vacanza continua.

 


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