tratto da: Camozze Anno II numero 7 Inverno 2002


M. Pat. pag.28.jpg (68915 byte)“Che il lupo sia”  (Marianna Patalano)

Il Lupo (Canis lupus) abita nei boschi del Parco. La sua pre­senza è confermata da avvi­stamenti, tracce, individui rin­venuti morti, assalti al bestiame e dalle sue risposte agli ululati indotti. Nella tarda estate di due anni fa sono stati stimati 7,5 gruppi familiari (un totale mini­mo di 30 individui su una superficie di circa 150.000 ha) e sen­z'altro qualcuno è sfuggito alla conta. Il Lupo quindi c'è e sem­brerebbe aumentato di numero rispetto agli anni '80 quando, nell'attuale Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, si stimavano 12 - 15 esemplari. La sua ripresa va sicuramente attri­buita allo stato di protezione di cui la specie gode daL 1976, ma anche e soprattutto dalla tutela avviata dal Parco e alla maggio­re presenza di prede selvatiche. Estremamente intelligente,  Il Lupo appenninico risulta geneti­camente isolato da molti decen­ni dalle altre forme europee e presenta caratteri morfologici e comportamentali particolari. Più piccolo dei  Lupi  nordici  non supera mai 40-45 Kg, il colore dominante è il grigio-bruno con colorazione bruno-rossiccia sul dorso, la testa  e le orecchie; spesso gli  arti  sono segnati nella  parte anteriore da  una banda nera.

E' un animale divenuto in gran parte notturno a causa della persecuzione subita dall'uomo e condotta con qualsiasi mezzo: fucili, trappole, bocconi avvele­nati.  Ancora  oggi  molti  lupi muoiono  per mano dell'uomo anche se la principale causa di mortalità nel nostro Parco è rap­presentata dagli investimenti stradali mentre la persecuzione diretta risulta meno importante. Si adatta a qualsiasi ambiente perché è una specie opportuni­sta  ma le sue prede elettive restano i grandi erbivori. Cervi, caprioli, cinghiali, camosci se l'ecosistema  risulta  integro, bestiame se le prede naturali sono state sterminate. Nel Parco la predazione del carnivoro sugli animali domestici è ancora ele­vata  perché questi sono  più abbondanti  dei  selvatici  ma soprattutto più accessibili. Il  destino  del  Lupo  dunque dipende dall'uomo e dalle sue scelte. L'obiettivo dell'Ente Parco è offrire al predatore risorse di cibo alternative ricostituendo una comunità di ungulati selva­tici numerosa in specie e in indi­vidui. Un ambiente così ricco distoglierà iL Lupo dal predare il bestiame (se però questo sarà ben custodito) e gli restituirà la possibilità di svolgere un'azione di controllo sulle popolazioni di ungulati selvatici predate.


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