IL
RITORNO DEL CAMOSCIO D'ABRUZZO
di Dario Febbo e Gino Damiani
(tratto
da “Abruzzo, Guida ai Parchi e Riserve Naturali”, Carsa edizioni)
Tra
le casette del paese di Farindola dal 29 luglio 1992 c'è una strada con un nome
sui generis: "Via ritorno del Camoscio d'Abruzzo", a ricordo della
reintroduzione di questo splendido animale sulle montagne di Farindola. E i
camosci?, si potrebbe dire. Sono arrivati dal… cielo! Sì, proprio così!
Alle 11,30 di quel 29 luglio un elicottero dell'Esercito Italiano, un esercito, quindi, anche a difesa della Natura, atterrava in una piccola piazzola al Mortaio d'Angri, tra i visi all'insù di tantissima gente: una vera festa di Popolo! I camosci, provenienti dal Parco Nazionale d'Abruzzo, catturati da personale specializzato sotto l'attenta regia del Parco stesso e con fondi donati dal WWF e dal CAI, sono stati liberati in un'area faunistica di 4 ettari, recintata,sulle balze rocciose dirimpetto alla cascata del Vitello d'Oro, dove i soci della Legambiente, aiutati da altri, avevano costruito con le proprie mani (è proprio il caso di dirlo!), in un terreno estremamente impervio, un recinto di 1500 metri di lunghezza. Questo è stato l'inizio del l'operazione "Ritorno del Camoscio sul Gran Sasso” a cui sono seguite liberazioni di nuclei in libertà sulle montagne sopra Farindola e su quelle di Pietracamela. Dopo tre anni, intanto, i camosci nell'area faunistica sono diventati 10, amorevolmente sorvegliati da Gino Damiani. Quelli in libertà sono una trentina; li hanno visti saltare balze del Camicia e del Cefalone, brucare sui prati del Monte Guardiola con i piccoli al seguito: il Camoscio è tornato sul Gran Sasso, noi tutti più ricchi!
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