NOTE STORICHE SU FARINDOLA
Aleardo Rubini

da: Farindola
ambiente, storia, turismo
COGECSTRE EDIZIONI



Scultura con al centro lo stemma di Farindola, con una corona e la scritta Universita di Farindola(la prima parola è da correggere in Università). Nella parte sinistra, ultima riga, si accenna a Maxariis, cioè i Massari, i governanti di Farindola di allora (la voce deriva dal fatto che badavano alla massa, cioè ai cittadini). Nella parte a destra, in basso, c'è il Camco, il Camerlengo, capo dell'Università (allora i Comuni si chiamavano così). Nell'ultima riga: Anno Dom: 1783 (nell'anno del Signore 1783)
(Foto Gino Damiani)

Il nome di Farindola indica chiaramente la sua origine. Deriva, infatti, da "fara", che è un toponimo longobardo, il quale sta a indicare un raggruppamento di più persone. Da ricordare che in Abruzzo ce ne sono altri identici, anche se con qualche modifica, da Fara S. Martino a Fara Filiorum Petri. È quindi del tutto errata l'opinione di alcuni scrittori dei secoli scorsi, per i quali ci siano di mezzo le fiere, cioè gli animali che ne popolavano i boschi. Farindola seguì sempre le vicende comuni alla zona in cui si trova: invasione e conquista di popoli venuti da fuori, inclusione nella Diocesi di Penne prima, e di Penne-Atri dopo, e così via di seguito. Durante il Rinascimento si trovò al centro delle lotte fra la città de l'Aquila e di Penne, che ne reclamavano il possesso; ci sono, al proposito, documenti perfino dei Re di Napoli. Essendo un Castello di Penne, nel Cinquecento acquistò una certa notorietà, in quanto con concessione di Carlo V entrò a far parte dei possessi di Margarita d'Austria, figlia del suddetto Imperatore. Margarita, nata nel 1522 a Audenarde, e morta ad Ortona, in Abruzzo, nel 1586, ne fu proprietaria, per così dire, dal 1539 fino al suo decesso. Penne ed i suoi Castelli (Farindola e Montebello) passarono quindi ai successori, i Duchi Farnese di Parma e Piacenza, i quali ne ebbero il dominio fino al 1731, cioè fino a quando la Casata non si estinse. In seguito alla morte del Duca Antonio Farnese, lo Stato Farnesiano d'Abruzzo finì nelle mani del Re di Napoli. A Farindola ci sono ancora la Porta Farnese e il Palazzo Farnese. Quest'ultimo è stato rimodernato, ed ha perso i caratteri di antichità. L'abitato è "ad avvolgimento", con una struttura urbanistica tipica dell'alto Medioevo. Vi sono alcune chiese e edifici che presentano tracce di antichità.


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